Sono un biker, da quasi 30 anni, sì perchè quando mi viene chiesto “da quanto vai in bici?” io non posso che rispondere “da sempre” o almeno da quando a 4 anni mi hanno regalato la prima biciclettina.


Abitavamo in un paesino all’ombra del Monte Bondone, vicino all’abitato di Trento, nel week end fuggivamo regolarmente in Val di Non, dove i miei genitori hanno una casetta da noi chiamata “di montagna”; ed è stato proprio in quei fine settimana che ho iniziato ad utilizzare la bici per fare qualunque cosa, che fosse come mezzo di trasporto, di svago o per esplorare e vivermi le mie piccole avventure. Da lì a qualche anno, scoprii che l’accoppiata bicicletta – montagna era ciò che mi rendeva felice ed iniziati a percorrere in lungo e in largo qualunque bosco si presentasse sul mio cammino.

In quel frangente iniziai anche a coltivare una forte passione per la montagna, capii subito quanto io avessi bisogno di lei e quanto lei avesse bisogno del mio rispetto, soprattutto quando iniziai a frequentarla alle sue quote più imponenti.

A distanza ormai di svariati anni da quei bei momenti, la bici fa ancora parte della mia vita, forse più di prima, in quanto si è trasformata nel mio lavoro, sono guida MTB ed insieme ad un gruppo di amici abbiamo fondato la Paganella Bike Academy, scuola MTB con sede sull’Altopiano della Paganella.

steve ude riding etico


Oltre a questo, mi occupo anche di trail care, letteralmente “prendersi cura dei sentieri”, è un lavoro alquanto inusuale ma che è di fondamentale importanza per la sostenibilità dei nostri trail. In un presente in cui la MTB è molto diffusa, è facile intuire quanto i sentieri e la montagna, vengano frequentati ed è diventato essenziale porre l’attenzione su di essi.

Dal momento in cui ci inoltriamo in un bosco, lasciamo la nostra impronta, un segno del nostro passaggio, è inevitabile. Quanto più questo segno sarà leggero, delicato ed invisibile, quanto più ci sarà riconoscente la natura, nel momento in cui invece fosse troppo pesante, sarà importante andare a ripristinarlo.

Il nemico principale del terreno è l’acqua, che come vizio principale ha quello di incanalarsi, scorrere sui tratti di massima pendenza e sfruttare tutti i “solchi” che trova. Con i nostri passaggi, sia a piedi che in bici, rischiamo di evidenziare alcune tracce che verranno poi sfruttate da essa per correre all’impazzata ed erodere il terreno.

I trail sostenibili sono quindi quelli che tendono a far uscire l’acqua anzichè contenerla, che solcano le montagne con linee morbide invece che sfruttare la massima pendenza.

Ma per evitare di distruggerli non basta avere trail sostenibili, serve utilizzarli con coscienza e rispetto, da quando ho preso maggiore coscienza di tutto ciò, anche grazie all’esperienza maturata nel trail care, cerco sempre di avere uno stile di riding “leggero, delicato ed invisibile” affinché le nostre montagne non mi vedano come un nemico!

Testo di Steve Ude