Anch’io a volte, come è capitato a molti prima di me, sento l’impellente bisogno di puntare la bussola a nord e partire verso terre sferzate da venti gelidi.

Non ho ancora capito il perché l’inverno, il clima ostile, le terre desolate ed il freddo intenso attirino così tanto alcuni di noi.

Forse, come succedeva al cane Buck nel racconto “Il Richiamo della Foresta”, è una necessità. Il bisogno di una vita tra i boschi nella natura selvaggia.

Così, per rispondere a questa chiamata sono partito per la Lapponia Finlandese.

Un viaggio alla ricerca della raffinatezza delle forme che il freddo assume. In questi luoghi infatti, le basse temperature modellano il paesaggio e insieme al vento, trasformano ogni cosa.

I laghi diventano distese di ghiaccio austere e gli alberi prendono la forma di entità grottesche, quasi animate. Sculture effimere che durano il tempo di un inverno o forse meno.

La vita animale si ferma o quasi.
A queste temperature tutto è rallentato, tutto è ovattato e l’unico rumore che si sente è il vento che accarezza gli alberi gelati.

Cammino faticosamente nella neve polverosa per giorni, in un ambiente surreale, avvolto per la maggior parte del tempo da una nebbia che nasconde anche il sole.

Sono alla ricerca costante della giusta inquadratura, alla spasmodica caccia della luce. Si, perché chi fa fotografia segue dei sentieri invisibili ai più.

Per me, qui nelle terre del nord come sulle montagne di casa, la via da seguire è quella tracciata dagli animali selvatici, oppure si rivela essere una lama di luce che illumina una cresta, o ancora la forma sinuosa di un pendio o la trama di una parete rocciosa.

Perdersi è la regola per ritrovarsi, per esplorare angoli ancora sconosciuti e per scoprire la bellezza incontrastata della natura.

Testo e foto di Mattia Dori